Esito della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Belém (COP trenta)

Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, partiamo da un dato evidente: alla COP30 su mitigazione e uscita dai combustibili fossili, l’accordo non è all’altezza dell’urgenza climatica, né dei suoi effetti.

Manca un impegno strutturato sul percorso di abbandono delle fonti fossili; manca l’accelerazione sugli impegni di riduzione delle emissioni al 2035 dei singoli paesi, per tenere fede agli accordi di Parigi; mancano passi avanti sulla finanza per un adattamento davvero all’altezza della sfida.

Malgrado ciò, Belém è stata la COP del ritorno della società civile: comunità indigene, giovani e movimenti hanno riportato al centro giustizia climatica, diritti delle comunità e protezione dell’ecosistema, chiedendo integrazione nei percorsi delle tre COP – clima, biodiversità, siccità.

A Belém oltre 80 paesi hanno creato una coalizione ambiziosa, che si è già data appuntamento a Santa Marta nel 2026 per smuovere rituali troppo stantii e lenti.

Per Belém, questo Parlamento ha approvato una risoluzione ambiziosa e l’UE ha avuto un ruolo negoziale forte, ma dobbiamo restare un attore credibile e coerente.

Ed è proprio sulla coerenza, o sulla sua assenza, che chiudo: da un lato discutiamo di crediti internazionali e flessibilità, dall’altro cannoneggiamo a suon di omnibus quegli strumenti che li rendono credibili, come la responsabilità sociale e ambientale d’impresa e il regolamento sulla deforestazione. Addirittura la Presidente von der Leyen al G20 divide la battaglia per la riduzione delle emissioni da quella per l’uscita dalle fossili!

Il mondo ha bisogno che l’UE sia leader della diplomazia climatica. Ne saremo ancora all’altezza?

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/CRE-10-2025-11-27-INT-2017049765846_IT.html